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domenica 21 luglio 2013

Federico Deligios a un soffio dal record nel Challenge De Matteis a Torino!

Ieri sabato 20 luglio, bella trasferta a Torino per i Calvesini, con Federico Deligios vincitore della gara di alto, ammirato e applaudito ancora una volta persino dai giudici di gara. Entra in gara a 1.88 che supera con largo margine alla prima prova, passa la misura successiva di 1.91 per tenere più energie possibili. Il secondo salto lo effettua a 1.94 dove la brillantezza non manca e anche questo è buono alla prima prova. Rimasto solo in gara chiede i 2.00. Scivola alla prima prova sul penultimo appoggio e come una fionda si catapulta sul saccone senza staccare. Al secondo tentativo arriva il quarto 2 metri in 13 giorni, un salto ben piazzato che dato il caldo insopportabile in pedana lo fa decidere di tentare il record personale di m2.06 di un centimetro, senza indugiare. Le prime due prove non sono all'altezza della situazione, ma l'ultima è da brivido, non la supera veramente di un velo.
Per non farsi mancare niente, Federico Deligios improvvisa la gara di giavellotto dove è ottimo secondo con il personale di m42.07...
In gara con Federico nel salto in alto lo junior Francesco Berguerand che supera m1.75 (dopo i festeggiamenti del compleanno non poteva pretendere di più) e l'allievo Francesco Antonicelli a m1.70, poco motivato a causa dell'assenza della ragazza coi capelli rossi, C.M. L'organizzatrice della gara Chiara Ansaldi per consolarlo lo omaggia di una magnifica e gustosa ciambella...
Per Berguerand anche m31.70 di giavellotto e per Antonicelli 400m in 57"83.
Irene Glarey vince i 1500m senza concorrenza con 10" circa sulla seconda, in 5'36"78.
Un buon 1500 anche per Andrea John Dejanaz in 4'16"06.

Antonino Lo Nano e Francesco Antonicelli, mostrano i muscoli!

io con le pesiste "vere"...

I lanciatori di peso con Bellantoni

Irene Glarey col primo premio

Irene Glarey

Renzo Merlo Premiato come atleta più "maturo".

Andrea John Dejanaz, Federico Deligios, Francesco Berguerand, io, Francesco Antonicelli, Michelangelo Bellantoni, Arianna Imperial, Irene Glarey, Renzo Merlo

Gli staffettisti del CUS Torino capitanati dal mitico Mik Giak!
Questa gara prevedeva all'origine solo la partecipazione degli atleti master, ma per volontà di Chiara è diventata simpaticamente open.
Per noi belle prove anche dei master con Michelangelo Bellantoni 2° nel peso che lancia più lontano di tutti, ma perde una posizione perchè è più giovane... Per lui un ottimo 11.95!
Renzo Merlo migliora di quasi un metro nel peso e porta il record personale a m8.05, 8.07 e 8.10 i coetanei davanti a lui davvero di pochissimo.
Ancora Renzo Merlo nei 1500m che si migliora di oltre 20" e porta il peronale a 8'23"68.
Antonino Lo Nano con una mano gonfia per vendetta dei ricci di mare, riesce comunque a lanciare il 7Kg a m9.53.
Nel lancio del disco Michelangelo Bellantoni è 3° di categoria con un ottimo 36.90, Antonino Lo Nano piazza un buon 31.81, ma non sufficiente per fare il "regalo" che conta di fare al suo fratellone Emanuele Tortorici...
Io, presente nelle solite vesti di autista-accompagnatore, già che stavo in compagnia dei master ho lanciato e vinto il disco con un lancio "mostruoso" di m15.55. A quel punto mi sono esaltata e ho gettato anche il peso, 2° posto con m.5.38, altra "grandissima" prestazione. (eravamo in due...). Sono troppo divertenti le gare dei master!

sabato 20 luglio 2013

Regolamento e Orario 10° Trofeo Sandro Calvesi Sprint&Hurdles del 4 Agosto 2013

Saint Christophe - Aosta 4 Agosto 2013
Orario di massima:

In base alla conferma iscrizioni potrebbe subire variazioni

Oggi sabato 20, ritrovo al Palaindoor ore 13.00

Alle ore 13.00 ritrovo al Palaindoor per la trasferta a Torino.

venerdì 19 luglio 2013

Per i miei atleti: Mario Scapini, un esempio da seguire!

Un messaggio  che voglio venga recepito da tutti i miei atleti, giovanissimi e non. In questi giorni dell'atletica si parla per i mondiali allievi, gli europei juniores, il festival della gioventù europea, ma l'accento più pesante corre sui casi di doping trovati in casa giamaicana e altrove. Addirittura viene invitato nelle più seguite trasmissioni televisive Schwazer come se fosse una star, più adesso che dopo la vittoria olimpica. Le prime pagine sono riservate agli esempi sbagliati. Io voglio dedicare una pagina invece ad un esempio da seguire, da imitare, ad un esempio "giusto". Mario Scapini ieri sera di nuovo in gara, un grande e vero uomo che ha trovato la forza di reagire e di laurearsi in ingegneria meccanica. Non si deve mollare MAI!!! Voglio Mario Scapini sulle prime pagine e i dopati nelle ultime.

SCAPINI, ALL'INFERNO E RITORNO



Mario Scapini, il grande buio e la rinascita: "Ogni passo avanti mi emoziona"
"Vado in palestra e mi stanco dopo venti minuti. Ma anche questa è una conquista"
 
di Marco Tarozzi

Hai ventitrè anni e sei nel pieno delle forze. Un talento. Quello che l’atletica italiana sta aspettando, perché tutti sanno che il futuro è dalla tua parte. Ci sarebbe da piegarsi sotto la pressione, ma tu no. Sei forte, sei determinato. Hai deciso i tuoi obiettivi e la strada per arrivarci. Non conosci ostacoli. E poi questa è la stagione olimpica, quella che sognavi, e l’hai iniziata nel migliore dei modi. Golden Gala, 31 maggio, 800 metri: subito il personale e il minimo per gli Europei. Solo l’inizio, pensi con un sorriso. Solo l’inizio.

Invece la vita è questa: capace di dare e togliere in un attimo. Senza fermate intermedie. Dalla luce al buio, di colpo. Parte la spedizione azzurra per gli Europei, ma tu non ci sei. Gli altri si guardano intorno, si fanno domande. Mario dov’è? A casa. Ha gettato la spugna il giorno prima di decollare per Helsinki. Quel maledetto mal di schiena. Così forte da non poterne più. Ma passerà, deve passare. Ci sono le Olimpiadi. Invece no, non passa. Invece aumenta. E ti senti sempre più debole.

SLIDING DOORS

Mario Scapini è nel salotto di casa, la finestra affaccia sul cortile di un bel palazzo signorile della Milano che ancora sopravvive ai cambiamenti. Oltre il vetro, una cartolina d’autunno. Pioggia leggera su sfondo grigio. Si sta bene qui, c’è un senso di calore e le parole escono senza fatica. Insieme a questa storia non voluta di caduta e rinascita. E’ strano e quasi terapeutico poter parlare di questi mesi terribili, ora che sono alle spalle.

Il “muro”, improvviso e inatteso, ha una definizione tecnicamente fredda: linfoma anaplastico a grandi cellule. La terapia è stata dura: dodici sedute di chemioterapia. La risposta è stata quella di un ragazzone di poco più di vent’anni. Ha ripreso quasi tutti i chili che aveva perso, Mario. Va in palestra, “e l’altro giorno ho fatto il mio primo giro in bicicletta, un’ora in tutto. Un’emozione”. Piccole, grandi conquiste. La paura è alle spalle, gliel’hanno detto anche i medici. C’è da ripensare al futuro, con la stessa grinta ma con molta consapevolezza in più. Mario racconta, racconta. Di quei dolori, delle cure, di chi gli è stato accanto, dell’atletica da ritrovare. Sorride, si commuove, si guarda dentro. Si sente nuovo.

“Questo era l’anno di Londra. Era il mio pensiero fisso. Fa effetto riflettere sul fatto che che lo è stato fino a pochi mesi fa, a come una prospettiva possa cambiare di colpo. La stagione era iniziata nel migliore dei modi, lo stage in Marocco era filato via liscio e al Golden Gala, primo grande appuntamento di stagione, ho corso in 1:46:95 gli 800 metri. Record personale e minimo per gli Europei. Mi sono detto: chissà che non sia l’anno buono. Nelle stagioni precedenti sono sempre stato frenato da qualche acciacco e ogni volta che ero costretto a fermarmi l’umore cambiava, vedevo nero. I miei genitori insistevano a dirmi che dovevo prenderla con più filosofia, ma io non li stavo troppo a sentire. Ora ho capito che avevano ragione…”

Dopo un debutto così, Mario si era messo in testa di chiudere in fretta anche la pratica-Olimpiadi. Bisognava sfruttare la condizione. Guadagnarsi in fretta il pass per Londra, per poi organizzare con tranquillità le tappe di avvicinamento.

“Passa una settimana dal Golden Gala e sono al meeting di Trento. La gara di Roma mi ha caricato, voglio provare subito a correre intorno a 1:45, per non lasciare dubbi a nessuno. Ma in albergo sento per la prima volta uno strano dolore all’addome. Temo un’appendicite, mi faccio visitare e la minaccia è scongiurata. Vado alla gara, ma durante il riscaldamento il dolore si ripresenta e insieme a Gianni Ghidini, il mio tecnico, decido di non rischiare. Sette giorni dopo sono in Slovenia, non mi sento bene e corro una gara dimenticabile. Torno a casa ed esplode il male alla schiena. Sempre più lancinante. Un giorno prima degli Europei decido di non partire. Sono a pezzi, fisicamente e moralmente. Mi arrabbio di brutto e penso a tutti i modi possibili per risolvere il problema. Le Olimpiadi sono ancora una priorità”.

LA GRANDE PAURA

Fine giugno. Mario si affida a fisioterapisti, chiropratici, ma il male aumenta. E’ solo a casa, a Milano. Mamma e papà sono al mare con la sorella, per aiutarla a seguire i nipotini.

“Io faccio fatica anche a muovermi in casa. Certe sere non vado nemmeno in cucina a prepararmi da mangiare, spizzico quello che trovo. Mio padre torna a casa, mi vede e in un attimo decide: ora ti fai visitare, poi ce ne andiamo tutti al mare e al diavolo le Olimpiadi. La salute è più importante”.

A metà luglio arriva la febbre, il male ormai è insopportabile. Mario si fa ricoverare. Non mangia, non beve. Non riesce nemmeno a parlare. Al San Raffaele è un esame dietro l’altro, e in due settimane arriva la diagnosi. Un frontale con la vita.

“Dire che per me era un ambiente nuovo è un eufemismo. L’ospedale era un luogo ignoto, fino all’estate scorsa. Sono stato catapultato in una realtà che non conoscevo. E non per fare esami di routine, ma in Oncologia d’urgenza. Ho affrontato la prova: la trafila degli esami si è chiusa con un intervento chirurgico, diagnostico. Una laparoscopia. Era il 2 agosto. Le Olimpiadi erano iniziate da meno di una settimana, il giorno dopo sarebbero iniziate le gare d’atletica. E io dovevo iniziare la chemioterapia”.

Altre priorità, appunto. Il mondo intorno che cambia. Mario esce dall’ospedale dopo due sedute di chemio, il 20 agosto, e continua la cura da casa. Un passo avanti, anche per il morale. Ma è debole, ovviamente. Arriva a pesare 58 chili, tredici meno di quando è in condizione. Affronta un viaggio nuovo e imprevisto. A fine ottobre ne vede finalmente l’approdo.

“Non so quale sia stato il periodo più difficile, in questi mesi. E’ successo tutto così in fretta. Nemmeno sei mesi, dai primi sintomi del male ad oggi. Di primo acchito penso ai giorni passati in ospedale, quelli in cui ho sofferto di più. Mi davano la morfina e anche con quella passavo notti insonni. Non riuscivo a stare nel letto, dovevo restare sollevato e passavo ore a fissare il vuoto come un vegetale. Qualsiasi rumore mi dava fastidio, anche il fruscìo delle pagine sfogliate di un giornale. Ma dopo le prime due sedute di chemio ho subito sentito un miglioramento, e anche tornare a casa mi ha aiutato. Forse però, pensandoci a freddo, le vere difficoltà sono arrivate dopo, perché ero finalmente cosciente. Quando mi hanno diagnosticato il tumore ero in trance, mi lasciavo cadere addosso tutto quanto. E’ dopo che inizi a renderti conto, a capire quando qualcosa non funziona. Diventi ipersensibile. Alla decima seduta di chemio ho iniziato a stare male per una saturazione da farmaci, provando quello che altri meno fortunati di me provano fin dall’inizio. Ma per fortuna da lì in poi è iniziata la rinascita. Il mio fisico è rifiorito. Guarda qui: ho ancora un po’ di effetto-gonfiore, quello che lascia il cortisone assunto a dosi massicce, ma non sono tornato un bel ragazzo?...”

Ride, Mario. Anche quando inizia a raccontare le tappe della riconquista, prove così lontane per intensità da quelle  cui era abituato quando si allenava in pista. Eppure altrettanto decisive e importanti.

“Ascolto il mio fisico e vedo il cambiamento giorno dopo giorno. Vado in palestra, metto il “livello 1” sulla cyclette e genero una potenza di 30 watt, quando un tempo arrivavo a 250. E dopo venti minuti sono stanco. Ma anche questa è una conquista, come quando miglioravo i personali. Io e il mio fisico abbiamo iniziato un percorso insieme. A volte è lui a dirmi “stai calmo”, a volte sono io ad aver paura di esagerare. Ma vedere che risponde è semplicemente stupendo”.

CAMMINARE SUL FILO

Adesso che del male può parlare guardando indietro, Mario Scapini è un giovane uomo più forte dentro. Certi incroci col destino ti cambiano la prospettiva. C’è una vita da vivere, e certamente è un’altra vita.

“Direi che ho avuto un paio di input fondamentali, per affrontare il futuro. Il primo riguarda il mio fisico: ho capito che non è invulnerabile e può fare brutti scherzi. E poi ci sono quei giorni passati in un reparto oncologico del San Raffaele, cercando di realizzare quello che succedeva a me e a chi mi stava intorno: gli altri pazienti, alcuni miei coetanei. Ecco, lì ho capito davvero che noi viviamo nell’incoscienza di quello che ci può accadere, ma intanto camminiamo su un filo. Non so cosa mi ha dato la forza di reagire. Per come sono fatto io, non parlerei nemmeno di reazione. Ho semplicemente pensato a guarire. Quella era diventata la priorità, la mia Olimpiade. Quando all’inizio si era pensato a un’infezione avevo detto “okay, sistemiamola”. Quando mi hanno detto che era un linfoma, non ho pensato diversamente”.

E’ stato forte, Mario. Lo dicono tutti, anche se lui la mette giù con semplicità: “C’ero dentro, dovevo reagire, e mi è anche andata bene perché la situazione ha iniziato subito a migliorare”. Intorno ha avuto gente forte quanto lui. Quelli che gli sono stati più vicini sono gli stessi che non lo avevano mai abbandonato neppure prima.

“I miei genitori, naturalmente. Durante il mio ricovero, mio padre ha dormito là dentro ventisette giorni su ventotto. Oddio, dormito è un eufemismo… passava le notti buttato scomodamente su una poltrona. Mia madre non è stata da meno. E poi ho avuto vicina la mia ragazza, Diletta. E il dottor Tavana che mi è venuto a trovare subito. In quei momenti non parlavo nemmeno, ma sentivo bene la loro presenza. Nel tempo sono venuti a dimostrarmi il loro affetto Gianni Ghidini, il mio tecnico, e Matteo Guidotti, mio amico del cuore e compagno di allenamento. A tutti loro devo qualcosa. Hanno sofferto con me, forse anche più di me perché si sentivano spesso inadeguati, impossibilitati ad aiutarmi. E invece non sanno quanto sono stati importanti”.

Tornato a casa, Mario ha scoperto di avere più amici di quanti immaginasse. Un abbraccio collettivo, una processione di sentimenti che non accenna a fermarsi.

“Mi hanno chiamato tutti. Gli amici del mare, che per la prima volta si sono ritrovati in Sardegna senza di me e quasi si sentivano in colpa… E poi il mondo dell’atletica. Ferrari, il presidente della Pro Patria, gli atleti della società, il mio ex tecnico Giorgio Rondelli. E ancora il presidente Arese e tanti dirigenti della Fidal che neppure conoscevo di persona, gli atleti con cui mi sono battuto in gara o ho condiviso i giorni dei raduni. Tutti, davvero. Qualcuno si scusava, pensando di dire cose banali, invece mi hanno dato forza. Ho scoperto di avere tanti amici, e soprattutto di non avere nemici. Ci può stare: nella vita mi è sempre andato tutto bene, ho avuto genitori unici, amici veri, gente intorno, insegnanti giusti a scuola, Rondelli che mi ha fatto scoprire l’atletica quando pensavo solo al calcio. Mi sono trovato spesso al posto giusto nel momento giusto, come agli Europei Juniores del 2007, con quella vittoria nei 1500 che mi ha portato alla ribalta. Insomma, sono stato molto fortunato. Credevo che tutta questa buona sorte potesse pesare a qualcuno, anche giustamente in fondo. Invece devo dire che tutti, tutti, anche quelli che avrei giustificato se non mi avessero chiamato, mi si sono avvicinati con sincerità, col piacere di farsi sentire. Ci penso e mi dico che forse qualcosa di buono l’ho fatto…”
 
 

QUALCOSA E’ CAMBIATO

Parla di opportunità che gli si sono aperte davanti come strade da seguire. Di ricchezza che non deve andare perduta. Confessa, buttando un occhio su questa giornata uggiosa, di aver avuto una vera, grande paura.

“Quella di non poter tornare a fare quello che facevo nella mia vita precedente. Invece ci arriverò, e intanto ho imparato a leggere in modo diverso anche le piccole cose. Prima volevo tutto: finire la facoltà di Ingegneria nei tempi giusti, essere un vincente nell’atletica. Nella stagione olimpica ho intensificato gli sforzi sul campo d’allenamento: otto ore di Università e poi spesso doppio allenamento. Se vivi così, tutto quello che hai intorno ti sembra dovuto. Oggi vedo che sì, sono su un filo, ma guardo giù e ci sono tante cose che avevo rimosso o dimenticato. Ogni conquista mi emoziona: ho gli occhi lucidi quando pedalo sulla cyclette, che prima mi sembrava la peggior iattura per un atleta. Mi sento felice e farò di tutto per coltivare questa fortuna e non disperderla. Lo so, sembra una frase fatta per fare il figo, ma è la realtà. Dicono ci sia un percorso logico per tutto quello che facciamo. Ora vedo che è così: ho sofferto cinque mesi in cambio di un’esperienza che mi porterò dietro tutta la vita. E’ stato un buon affare”.

RITORNO AL FUTURO

La rinascita è partita dal raduno di San Vincenzo di inizio dicembre, dove la Federazione lo ha voluto per riabbracciarlo. Tocca obiettivi a cui ora si può appena accennare. Impervi e per questo affascinanti. Sono traguardi a cui punterà uno Scapini nuovo di zecca. Diverso dentro.

“La chiamata al raduno è stata una riconquista. Un’emozione immensa. Ma il ritorno vero, da atleta, arriverà quando riuscirò di nuovo a correre con continuità e sicurezza. Le Olimpiadi? Magari non le avrei agguantate, ma mi piace pensare di sì e le considero un traguardo perso. Le ho viste in tv. O meglio, la prima parte me la sono persa, in quei giorni ero poco presente a me stesso. Poi ho iniziato a guardare le dirette dell’atletica. Senza audio, per quella faccenda del fastidio a sentire rumori... Ho provato un po’ di invidia, è vero. Non perché non ero là, ma nei confronti di quei ragazzi che gareggiavano ed erano il ritratto della salute. Sì, lo ammetto: invidiavo il loro stare bene”.

L’atletica azzurra è uscita malconcia dalla trasferta londinese. E schiacciata moralmente dal caso Schwazer.

“Non voglio entrare nel merito di una scelta che certamente ha turbato me come tutto il mondo dell’atletica. Non voglio fare il giudice, Alex ha preso decisioni pesanti, che certamente lo hanno scosso e per le quali ora dovrà pagare. Ma sono rimasto perplesso di fronte a una sua dichiarazione: ha detto che in tutti questi anni ha sofferto, pensando alla preparazione olimpica. L’ha vissuta come una tragedia. Ho pensato che anch’io facevo tragedie per una distorsione alla caviglia e in qualche modo l’ho capito. Però erano proprio i giorni in cui mi avevano appena diagnosticato un tumore, e non ho potuto fare a meno di pensare che se mi dicessero che devo passare quattro anni a cercare di riconfermarmi campione olimpico, beh, sarebbero i quattro anni migliori della mia vita…”

LA FORZA DENTRO

Il bello della vita sono le cose semplici. Guardare avanti è una cosa semplice, ma adesso significa molto di più. Aver provato cosa significa stare in bilico, e poi aver ritrovato l’approdo. La buona terra, su cui riprendere a camminare. E presto a correre, certo.

“Ai primi di novembre ho avuto i risultati finali. I medici mi hanno dato carta bianca, ora sta al mio fisico e a me. Il futuro? Io nella vita faccio tre cose: il fidanzato, lo studente e l’atleta. Lo facevo anche prima, ma ora gli obiettivi sono più chiari, ho dentro una enorme forza interiore che mi aiuterà a raggiungerli e voglio recuperare il tempo perduto. Sono sincero: la prima cosa a cui ho pensato è stata il matrimonio con Diletta. Credo sia il traguardo più importante e quel giorno lo considererò una vittoria. Sto scrivendo la tesi per la laurea in Ingegneria Meccanica, in aprile voglio che arrivi anche quella. L’atletica? Sono realista: mi chiedo se il mio fisico mi permetterà di fare le cose che facevo prima. Poi c’è spazio anche per i sogni, i desideri tipici di un atleta: l’anno prossimo ci sono le Universiadi, un obiettivo un po’ pazzo ma non impossibile. Ci sono altre Olimpiadi a cui pensare: lo facevo già in ospedale, scherzando con medici e infermieri che mi dicevano che in fondo Rio è più bella di Londra… Dall’altra parte c’è una persona che sa bene quello che ha passato e pensa: magari per sei mesi non scendo sotto i cinque minuti a chilometro nei mille, magari non ci scendo mai più. Beh, comunque vada sono sereno: se non dovessi tornare ai miei livelli, sarò contento dell’atletica ad alta quota che ho vissuto, se invece verranno altri anni gloriosi e felici me li godrò più del normale…”

Mario guarda fuori dalla finestra. Milano è sempre più umida e grigia, eppure è bella anche così. E’ meraviglioso respirare questo odore di pioggia, in un autunno di rinascita.
“In quei primi giorni all’ospedale, quando stavo malissimo, mi chiedevo se avrei mai ritrovato la voglia di correre. Mi sembrava che non mi interessasse più nemmeno quello. Meno di una settimana dopo pensavo già a quando mi sarei riallacciato le scarpe. In tre mesi ho attraversato un oceano e sono tornato più ricco. Sto svegliando il cervello, riaprendo il cuore, ricostruendo i muscoli. Ed è bellissimo”.


MARIO SCAPINI è nato a Milano il 2 febbraio 1989. Da ragazzo amava e praticava il calcio, ed è stato Giorgio Rondelli ad intuirne le doti e a convincerlo a dedicarsi a tempo pieno all’atletica. Da allievo ha conquistato i primati nazionali di categoria negli 800 e nei 1500, nel 2006 ha vinto gli 800 alle Gymnasiadi e nel 2007 è salito prepotentemente alla ribalta conquistando il titolo europeo juniores dei 1500 metri ad Hengelo. Sempre da junior ha ottenuto la miglior prestazione italiana nei 600 metri (1:17:70 nel 2008). Nel 2009 è stato campione italiano sia negli 800 che nei 1500, sia nella categoria Under 23 che agli Assoluti. Alla fine di quella stagione è stato uno degli “Eroi del running” designati dalla nostra rivista. Nel 2010 è stato semifinalista negli 800 agli Europei di Barcellona. E’ allenato da Gianni Ghidini. Nei 1500 ha un personale di 3:43:56 ottenuto a Trento nell’agosto 2009, mentre il primato sugli 800 lo ha ritoccato all’ultima edizione del Golden Gala, il 31 maggio 2012, correndo in 1:46:95. Proprio poco prima che la malattia lo fermasse.
 


giovedì 18 luglio 2013

Oggi, lezione di corsa in montagna con Xavier Chevrier!

i Perego, I Lorenzi, i Mosca

Ecco il gruppo "capitanato" da Xavier...



Il nostro tecnico Edy Dalle felice vicino alla sua "scoperta" Xavier Chevrier.

Caterina alle prese con la discesa...

E' il turno di Chiara...

Chiara Lorenzi

Elena Perego...

Mosca seguito da Edy Dalle...
Ragazzi felici di avere oggi come insegnante uno dei più grandi talenti italiani e non solo, della corsa in montagna. Xavier Chevrier, un ragazzo capace di vincere il campionato del mondo da junior nel 2009 che ha vinto tutto e di più, ma che non ha perso la simpatia, la schiettezza e la disponibilità, caratteristiche che appartengono solo ai veri grandi campioni...
Ha riunito i nostri giovanissimi atleti per raccontare e insegnare i "trucchi" della corsa in dicesa. Xavier ha promesso di tornare lasciando ai ragazzi una aumentata carica di entusiasmo e ancora più voglia di imparare...
Grazie a Edy Dalle, il vero artefice della scoperta di Xavier Chevrier, che con lui ha mantenuto rapporti stretti e ha fatto ai nostri giovanissimi questo bellissimo regalo.

5000m a Saint Christophe utili per migliorare il punteggio del cds assoluto

Bravo il fiduciario tecnico regionale che ha inserito i 5000 in pista di Saint Christophe tra le gare valide per il punteggio del cds assoluto.
Calvesini e Calvesoni vi aspetto tutti il 24!!!

lunedì 15 luglio 2013

Orario Ragazzi

Da oggi i ragazzi iniziano l'allenamento alle ore 18.00 e terminano alle 19.30.

Federico Deligios, 3° due metri in una settimana!

Oggi, domenica 14, nella seconda giornata dei campionati piemontesi a Torino, Federico Deligios ha superato per la terza volta in una settimana (Via col vento- Meeting Arcobaleno- Campionati piemontesi), i 2 metri nell'alto. E come l'ha fatto!!! Altissimo sull'asticella, dimostrando di valere davvero di più.
Boris Accardi e Arianna Imperial con più di 2 metri di vento contrario non riescono a migliorarsi nei 200m.
Anche Simone Vinci non migliora il martello dei Cds assoluti, e si diverte a improvvisare il salto in lungo in compagnia di Francesco Berguerand. Simo stacca sempre col piede sbagliato e Frà fuori pedana...
Mattia Rodà Savoini negli 800 parte nel primo giro da vero quattrocentista, esagera un pò e paga nel finale.
Youness Salak nei 400hs, col caldo asfissiante che c'era e l'impossibilità di bere per il Ramadan, finisce la gara faticando tantissimo, impegnandosi comunque al massimo.
Si comincia a ragionare con la temperatura, verso le 9, quando abbandoniamo il campo...

Andrea John Dejanaz e Mattia Rodà Savoini

Francesco Berguerand e Simone Vinci

Arianna Imperial

Youness Salak

Fedez Deligios
Boris Accardi


domenica 14 luglio 2013

Micaela Benzi, bravissima a Torino!

Giornata stranissima ieri, sabato 13 luglio a Torino. Caldo pesante, afoso, che dopo qualche ora si trasforma in diluvio universale con grandine mai vista nella vita, della dimensione di 5cm di diametro, come palline da ping pong...

Patrick, Andrea John Dejanaz, Boris Accardi, dietro Marco Brunori, Federico Deligios, Fabrizio Merlo e Arianna Imperial

Micaela Benzi

Arianna Imperial

René Cuneaz risponde al nostro tifo

René con i calvesini, che bello!
Sicuramente ci sono state gare rovinate dalla pioggia e dal vento, ma alla fine, salvo il giavellotto da completare oggi, domenica, tutte sono andate in porto.
Il risultato migliore per i calvesini è arrivato da Micaela Benzi che si è migliorata nei 5Km di marcia di quasi un minuto, a tutto vantaggio del punteggio del CDS assoluto.
Il "solito" Marco Brunori che non delude da anni, che si alleni o no, ha saltato i 3.60 con l'asta e superato i 40m con il giavellotto.
Fabrizio Merlo sicuro sui 3.30 nell'asta, passa la misura di 3.60 per tentare i 3.80. Una scelta un pò azzardata la sua, ma la voglia di migliorarsi è tale che è forse giusto faccia esperienza sulle misure superiori...
Andrea John Dejanaz corre un buon 1500m accompagnato dal nostro super-tifo.
Boris Accardi e Arianna Imperial sui 100, sono abituati troppo bene a migliorarsi ad ogni gara e quando non succede, devono capire che non è la regola, sarebbe troppo bello, ma che ci sono gare in cui tutto funziona al meglio ed altre in cui per mille motivi si può non essere al massimo. E' riuscito a perdere Bolt, figuriamoci gli "umani"...
Migliora sui 100m Maurizio Pascale portando il personale da 12"61 a 12"35.
Un piacere immenso è stato poter sostenere in gara  il nostro René Cuneaz, che difficilmente incontriamo, da quando è in prestito al cus milano pro patria.
Purtroppo ha corso nel momento meno favorevole con pioggia e vento forte i 3000siepi e il suo obiettivo di fare il minimo per gli italiani è andato in fumo. Peccato perchè questo meraviglioso ragazzo merita davvero i risultati migliori...



Oggi, domenica 14 partenza dal piazzale Ottoz/Montura alle 13.30

Il pulmino vi aspetta nel piazzale di Ottoz/Montura alle 13.30. A dopo!

venerdì 12 luglio 2013

Sabato 13 e Domenica 14 partenza dal Palaindoor alle 13.30 per Torino

Sabato e domenica al Primo Nabiolo di Torino, campionati regionali assoluti piemontesi su pista. Ritrovo per la partenza dal palaindoor alle ore 13.30.

giovedì 11 luglio 2013

XXV Meeting Arcobaleno AtleticaEuropa

Arianna Imperial

Arianna Imperial

Francesco Antonicelli

Una bellezza sugli spalti

Jean Marie Robbin

Mattia Rodà Savoini

Mattia Savo

Jean Marie 3° nel lungo

Jean Marie 2° nel peso

Savo e Jean Marie

Le nuove belle leve di Flavio Ranghino

Arianna guarda le foto di Ele ai mondiali...

Pietro Perego, Davide Santarelli, Francesco Berguerand, io, Mattia Rodà Savoini, Arianna Imperial, Federico Deligios, Francesco Antonicelli

Francesco spedisce un cuore...

Arianna

Il bucato steso dopo il bagno

Davide, Pietro, Jean Marie, Federico, Francesco, Arianna, Mattia, Francesco

manca Federico...

La bella e brava Arianna

Il bravo e bello Pietro

Marco La Rosa con i suoi super-atleti

Vanessa Palombini con me e i super-atleti a Donnas

Victor e un super-atleta di Marco e Vanessa

Marco guida Arjola